Coworking: come nasce questa idea rivoluzionaria?

Mentre l'inizio di questa decade ha fatto capire a tutti quanto la flessibilità e il lavoro agile siano ormai una necessità, ci sono sempre più persone che prendono in considerazione l'idea di usare spazi condivisi per lavorare: ma vediamo bene cosa significa coworking, per chi può essere una buona soluzione (spoiler: tutti!) e qualche dato che ci dia un'idea chiara di quale direzione stia prendendo il lavoro.

Ma come nasce il coworking?

La storia del coworking comincia nell'ormai lontano 2005, e si è sviluppata a vista d'occhio. Possiamo dire che il padre ufficiale dell'idea sia Brad Neuberg, un software engineer di San Francisco, che per primo organizzò uno spazio di lavoro collettivo tanto importante da coniarne il nome.

Come spesso accade, questa grande idea arrivò da un periodo di crisi: lo stesso Neuberg stava affrontando un pesante periodo a livello finanziario, mentre lavorava a una startup. Come lui stesso racconta in un'intervista (https://www.bcnewt.com/en/2015/02/bradley-neuberg-creador-concepto-coworking/) stava vivendo in un periodo di grande conflitto: voleva coniugare l'indipendenza e la libertà di lavorare da solo con la necessità di sentirsi parte di una community e di una struttura lavorativa con altre persone.

Alla fine, lavorando con una life coach, Audrey Seymour, trovò un piano di business per un nuovo tipo di spazio che davvero includeva le due cose: la struttura e la comunità che desiderava. Ecco che, con la combinazione di una tensione per un problema e le varie necessità da tenere insieme, nacque l'idea del coworking come lo conosciamo.

Neuberg tiene a sottolineare che il coworking, per come è nato e stato pensato, ha a che fare proprio con l'idea di community in uno spazio fisico. Tutti quegli spazi lavorativi che permettevano di affittare una sorta di ufficio non avevano la parte di comunità nella loro struttura, con il risultato di far proliferare chiusura e solitudine, senza possibilità di interazione, condivisione e confronto.

La cosa davvero rivoluzionaria del coworking, a detta dello stesso Neuberg, è proprio la possibilità di scambiare idee, anche prenderle in prestito, 'rubarle' e rimaneggiarle per far uscire qualcosa di nuovo. Insomma, un vero e proprio terreno fertile per la creatività e l'impresa. Non è un caso che molto spesso, oggi, all'idea di coworking è associata quella di incubatori di idee. L'unica cosa che voleva Neuberg era l'avere credito di un'idea potenzialmente così utile alla comunità intera – anche perché all'inizio, come per tutte le rivoluzioni, per tanti l'idea era quasi sciocca.

Dall'idea di Neuberg, grazie al fatto che tante persone iniziarono a credere al concetto di coworking, nel 2006 nacque il primo coworking a New York, precisamente a Brooklyn. Nel 2009 nacque la Global Coworking Unconference, che ancora oggi è l'autorità nel settore. Nel 2012 c'erano già più di 2.000 spazi di coworking nel mondo, diventando un fenomeno globale.

Si stima che entro il 2024 si raggiungeranno i 40.000 spazi di coworking in tutto il mondo.

Cosa significa, oggi coworking: la differenza con i business center

Abbiamo capito come il concetto di coworking non sia un mero spazio di lavoro, ma uno spazio di contaminazione. Il business center invece è un concetto molto più spaziale e materiale. I business center sono strutture che offrono, a tempo, spazi di uffici arredati, sale riunioni e spazi per formazione ed eventi, servizi di segretaria, e spazi di coworking dove si sviluppa la condivisione di idee e di esperienze.

Coworking, infatti, significa proprio “lavorare con”, contaminarsi. Tutti, anche i liberi professionisti, mantengono la loro attività autonoma, ma nello stesso tempo possono attingere al confronto con altri professionisti, anche di settori diversi, per aiutarsi. Si tratta di un concetto più informale del business center, senza però perdere di professionalità.

Per chi è pensato il coworking

Anche se, a primo pensiero, il coworking rimanda a un immaginario di startup e menti creative, in realtà il coworking è uno spazio di lavoro e ispirazione per tutti, in tutti i settori: anzi, più si diversifica l'ambiente, più è stimolante e facile far crescere idee nuovi e confronti.

Professionisti, aziende e startup trovano uno spazio condiviso – ma anche sale private – che hanno comunque spazi comuni come sale riunioni, sale relax e sale per eventi.

Sono spazi in cui il networking nasce spontaneo e si possono mettere insieme energie e competenze per nuovi progetti.

I dati del coworking in Italia

Ma vediamo come si è sviluppato il concetto di coworking in Italia. Come ci racconta il report di Italian Coworking del 2020 (shorturl.at/rzKLV) nel 2010 esistevano una decina di spazi di lavoro condivisi in Italia, nel 2017 si arriva a 500, nel 2019 a 700 e oggi siamo a circa 800 (conosciuti).

Il 60% dei coworking si trova nel Nord Italia, perlopiù a Nord-ovest, con una crescita molto alta. La Lombardia si conferma come regione più prolifica, con un quarto degli spazi di lavoro condivisi italiani. Anche in Emilia Romagna e in Veneto stanno crescendo gli spazi, quest'ultimo con un'ottima diffusione omogenea sul territorio, anche nei piccoli centri.

Nelle altre regioni è più facile trovare i coworking nei capoluoghi di provincia.

Nelle regioni del Centro Italia e del Sud c'è una crescita minore, che è concentrata nella Capitale e nella grandi città: Roma è l'unica città in cui la crescita è costante e sostenuta. In Toscana e nelle Marche gli spazi di lavoro condivisi sono più distribuiti sul territorio, con una crescita più lenta ma in positivo.

Al Sud e nelle Isole i coworking sono comunque un riferimento, in cui negli ultimi anni sono nati tantissimi spazi (circa 150). La Puglia vede la maggior crescita, anche con sostegni regionali, seguita dalla Campania e dalla Sicilia.

 

Insomma, speriamo di averti dato il contesto giusto per capire come il coworking sia ormai una pratica non più alternativa ma molto rilevante per il tuo lavoro, continua a seguire il blog per approfondimenti!

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